mercoledì 25 maggio 2016

Il giudizio e l'omertá nella comunitá LGBTQI

Le recenti aggressioni ai danni dei volontari del Gay Center di Roma sono atti gravissimi che dovrebbero essere condannati ma che, purtroppo, pochi fanno; forse per paura, forse per non dare nell'occhio, forse per non esporsi.
Purtroppo si vive ancora nella menzogna e nel proprio nascondiglio; chissà quanti ancora pensano: 'io non faccio come quelli', 'a me i gay pride fanno schifo, sono carnevalate' oppure 'non mi piacciono le checche, le sfrante e le passive'.
La comunità LGBTQI é sempre più vittima della stessa arma usata da chi la condanna: l'omologazione ad un determinato canone.
Nei locali, per le strade, nei negozi, quanti di noi hanno pensato o forse anche pronunciato ad alta voce frasi di scherno verso chi non si omologa ad un determinato canone? Quante volte sulle app sociali leggiamo: 'No Effeminati', 'No checche', ecc....?
Tramite queste frasi, pensieri ed atteggiamenti si contribuisce a propagare sempre di più quello che proprio noi stessi condanniamo. La lingua e i pensieri contribuiscono a diffondere un preciso ruolo di genere e poco importa se intendiamo determinate affermazioni come scherzose o di poco conto, esse rimangono ed alle orecchie di altri diventano enormi macigni che non solo schiacciano la persona verso la quale sono rivolte ma anche, e soprattutto, noi stessi.
Da soli, ci auto-releghiamo in quella prigione che da secoli si cerca di distruggere e, purtroppo, non ce ne rendiamo nemmeno conto.
Con le nostre azioni ed esempi, contribuiamo anche noi a quelle affermazioni omofobe che citano: 'ho molti amici Gay e non vogliono sposarsi' perché, in fondo, quelle affermazioni sono veritiere e provengono da persone che pensano: 'Io non sono come quelle checche che vanno a manifestare in piazza'.
Perché non si esce allo scoperto? Perché non ci si unisce e non si combatte tutti assieme per i diritti di tutti? Perché dover rimarcare sempre chi é diverso da noi? Non siamo, noi stessi, forse le prime vittime di quest'ultima idea? Allora perché chiedere, ancora, discrezione? Non é forse meglio vivere la nostra vita allo scoperto e non doversi nascondere da niente e da nessuno? Di che cosa abbiamo paura?
L'omertá e il giudizio ci riportano indietro, individualmente e come comunità, al passato, alla paura e alla menzogna e, in questo tempo, ormai non vi é più spazio per tali anacronismi.

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