lunedì 13 giugno 2016

Pray for Orlando

Proprio sabato eravamo a Roma a sfilare per le vie della Città Eterna con tantissimi amici, ne eravamo in 700.000 e l'aria era piena di gioia, libertà e musica.
Domenica ci svegliamo e leggiamo i titoli: 50 persone massacrate in un locale Gay di Orlando.
Che cosa si può dire in queste occasioni? Molti, troppi, fanno retorica, si accusano i politici, si accusa la Chiesa, si accusa la società; é vero, tutti siamo responsabili della società in cui viviamo, é vero, molti politici fomentano l'odio omofobico, é vero la Chiesa fa perno sull'ignoranza e sul populismo per diffondere idee totalmente contrarie alle Scritture a cui dovrebbero attenersi.
Io, personalmente, non mi sento di fare retorica, perché nel marasma di emozioni, di orrore e di tristezza rischierei di non riuscire ad esprimere il mio pensiero.
Non é facile articolare una posizione, un'idea in un contesto emozionale molto carico; quindi voglio limitarmi ad alcune riflessioni e voglio, soprattutto, ricordare le vittime di questo attentato vile e ripugnante.

Potevamo essere noi, potevo essere io, potevi essere tu, potevano essere i nostri amici, potevano essere le persone a cui teniamo, poteva accadere nella nostra città o nella nostra nazione, tutto ciò non importa; quello che importa é che siamo stati tutti colpiti, si é colpita la nostra comunità, hanno ucciso i nostri fratelli e le nostre sorelle, ci hanno deprivati della spensieratezza, ci hanno fatto piombare in un incubo da cui é difficile svegliarsi. 
Il 12 giugno é diventato l'11 settembre LGBTQ, é una data che ci ha segnato e che ci segnerà per sempre, una data che ci ha cambiato e che ci cambierà. 
In 50 sono morti, tra i brividi della paura, l'odore del sangue, le lacrime, le ultime strazianti parole ai proprio cari, tra l'orrore di vedere morire la persona che si ama e il terrore di sapere che il prossimo sarai tu. 
Voi 50, siete i nostri eroi, i nostri martiri, avete pagato con la vita il prezzo di una libertà che molti vogliono negarci, vi siete sacrificati per il sacrosanto diritto di vivere la vostra sessualità allo scoperto, avete sofferto perché voi avevate scelto di non nascondervi ma di uscire e di celebrare la vostra vita. Noi non possiamo dimenticarci di questo e abbiamo un debito enorme nei vostri confronti.
Dobbiamo rendervi omaggio in tutti i modi possibili, dobbiamo ricordarvi e custodirvi nei nostri cuori.
Carissimi fratelli e sorelle di Orlando, dopo di voi, abbiamo il dovere di unirci e di uscire allo scoperto, di urlare quello che voi non avete potuto, dobbiamo farci coraggio e continuare nella lotta, come prima e più di prima, dobbiamo darvi voce, dobbiamo riecheggiare il vostro sacrificio e dobbiamo sempre ricordarcelo quando, per paura, per codardia, ci nasconderemo dietro bugie e silenzi. Abbiamo il dovere di andare ai Pride e vedere nella bandiera arcobaleno i vostri occhi, abbiamo il dovere di lottare per voi, contro quell'omofobia che molti negano e che, indirettamente, perpetuano.
Vi dobbiamo tanto carissimi fratelli e sorelle e vi promettiamo che, come voi, non avremo mai paura di uscire, di essere felici e di celebrare la nostra natura e la nostra vita.


My deepest condolences to all the partners, relatives, families of those affected by the Orlando HOMOPHOBIC Attack.

God Bless you all,


Christian

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